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*** [yae] ultramarine ***
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lunedì, 10 ottobre 2005 questo blog è stato aperto da gennaio a ottobre del 2005 per seguire i concerti di presentazione di ultramarine, un mio lavoro per pianoforte ispirato alle ultime poesie di raymond carver. attualmente viene aggiornata soltanto la voce news.
yae ha rappresentato per me la possibilità di un contatto diretto con chi ascolta la mia musica. durante questi dieci mesi ho cercato di raccontare la storia di ultramarine sotto tutti gli aspetti, dalla sua genesi alla scrittura pianistica, dall’incisione ai concerti di presentazione. per strada ho incontrato diversi amici, linkati in varie occasioni, e sono nate collaborazioni, si sono scoperte affinità. quel che resta è un anno di vita con i suoi piccoli oggetti, la spiegazione e i commenti a ultramarine, le recensioni, le interviste, le opinioni degli altri, le idee che stanno dietro alle note. una piccola cosa buona, per parafrasare carver. grazie a tutti. mercoledì, 28 settembre 2005 il concerto di settimana prossima fa parte di un festival di musica contemporanea e ospita alcuni bloggers. insieme a ultramarine ci saranno le foto di damiano e le parole di severine, di francifra e di frieda. talenti ed energie esplosive. alcuni di loro saranno per la prima volta fuori dalla rete con i loro lavori, del resto ormai il percorso è il contrario rispetto al passato. il concerto è martedì prossimo, 4 ottobre, alle 19.00 a milano, alla palazzina liberty.
da queste parti gira voce che ci saranno anche stan, flor, cara beltà, talking to myself,.... giovedì, 22 settembre 2005 al prossimo concerto, a ottobre, loro presenteranno - e faranno degustare - un vino, seguendo idealmente le caratteristiche della musica. secondo l'enologo, che però deve ancora ascoltare ultramarine, una musica per pianoforte è avvicinabile a un bianco aromatico, un traminer o un sylvaner. certo, il traminer mi piace, sono anche stato a novacella l'anno scorso, ma non scherziamo. io sono da rosso, io sto col marzemino.
mercoledì, 14 settembre 2005 girano il mondo coltivando orti. se passano a milano si fermano qui. le aziende agricole che li ospitano non sono come tutte le altre: affittano piccole porzioni di terreno alla gente perchè si faccia il proprio orto, mangi ciò che coltiva da sè, semini ciò che serve al suo personale fabbisogno. una specie di ecologia del consumo, o forse una nuova forma di integralismo. non so se avrei voglia di mangiare l'insalata coltivata da me alla periferia di milano, tra un capannone industriale e l'altro. ma del resto, non so se ho voglia di sapere che insalata mangio in assoluto. comunque: loro si chiamano wwoofers, tra loro c'è anche chi ha un proprio blog. già parlano di un mondo nuovo.
lunedì, 05 settembre 2005 il 17 settembre prossimo a perugia, all'interno della sagra musicale umbra, un concerto di antonella ruggiero. canterà anche notte, aria di un'opera che ho scritto qualche anno fa, e che antonella ha poi inserito in un suo cd. la sagra è un contesto speciale, e non sono mai stato a perugia a settembre, ma dev'essere splendida.
venerdì, 19 agosto 2005 se n'è andato, alla fine. ho sbrigato la poca burocrazia che portava con sè, piccole cose, ormai era come un bambino. più avanti mi occuperò degli oggetti. difficile parlarne. guardarlo così, per l'ultima volta, mi ha pervaso di tranquillità. in questi giorni milano è vuota e assurda, io ci sto bene.
venerdì, 29 luglio 2005 partenza. una manciata di giorni su un'isola quasi africana, con gli scooter e gli amici. abbiamo affittato un dammuso, forse tenterò di pescare. in valigia i simulacri di dick e le cosmicomiche, per necessità queste ultime, ma con il piacere di rientrarci. vino mare e il resto, sono già in loco.
venerdì, 22 luglio 2005 settimana scorsa in giro per milano con one hour c'è anche lei, che ti dice di provenire da un paesino del nord ovest milanese. quale paesino, chiedi, perché il mondo è sempre piccolo. e il paesino è proprio quello lì, quello dove hai vissuto a vent’anni in un bilocale nel parco, dove giravi con la panda scassata del comune e vivevi col tuo commilitone di bergamo, dove ti sei innamorato, dove tutti ti conoscevano perché insegnavi musica alle elementari e le ragazze venivano a trovarti in biblioteca. e poi ci pensi, ci metti un po’, certo, ma alla fine ci arrivi. la ragazza che hai davanti doveva essere in quarta o in quinta elementare in quell’anno. era una tua allieva.
mercoledì, 13 luglio 2005 perso nei miei casini, resto sommerso tra temporali e tram in questa città incredula. di notte sento il rumore dell'undici quando passa sotto casa mia. eppure il mio vecchio maestro me lo aveva detto, secoli fa. mi aveva detto non ti credere. siamo completamente inutili.
mercoledì, 29 giugno 2005 appuntamento per chi ne ha voglia domani alle 20.30 da ta matete, in via della pilotta 16 a roma. io sono già qui, la città è bollente e un po' nuova per me, così vestita a festa. la scaletta del concerto è leggermente cambiata, questione di sfumature. vedremo cosa succederà. lorena arriva domani, intanto io metto a posto gli ultimi particolari e giro per le vie, tra chiese, palazzi e ponti. è tutto da vedere, oggi. bello avere degli amici qui.
lunedì, 20 giugno 2005 trovare un equilibrio. pensare una forma semplice. scegliere un solo ritmo e usarlo dall’inizio alla fine. occuparsi delle singole note, ogni nota una melodia. lasciare libere le dissonanze e le consonanze. scrivere solo in crescendo, dire quel che c’è da dire, senza niente di più. questo pezzo cerca negli spazi vuoti di quella casa, nei respiri pieni di domande, nella salsedine sulle pareti della stanza. quello che io cercavo mentre lo scrivevo, era il silenzio tra le mie dita.
giovedì, 16 giugno 2005 30 giugno prossimo, otto e mezza di sera, di nuovo a roma. questa volta siamo ospiti di una galleria di nome ta matete, che ha allestito una mostra di opere di un artista, marco memeo, ispirate a raymond carver. una cosa che mi piace delle opere d’arte rispetto alla musica è che si possono possedere. in realtà non è il senso di possesso a intrigarmi, ma la possibiltà di bellezza privata che implica. non mi succede con la musica, il cui possesso mi è sempre sembrato un’ipocrisia. la musica accade come un imprevisto, come un raggio di sole o un treno che passa. non è di nessuno. mi succede con l'arte, o con l’architettura. con le case e i ponti, soprattutto, e con le costruzioni gigantesche. il senso di questi oggetti, a differenza della musica, inizia e finisce. questo mi conquista, mi commuove. un ponte è qualcosa cha va da una parte all'altra, su cui puoi camminare. resta sempre e comunque pienamente afferrabile.
lunedì, 23 maggio 2005 sabato sera, avvisato da una mail, vado al teatro smeraldo, dove un centinaio di ragazzini canta e suona un mio pezzo. si intitola hala vala, è un lavoro del 2003. in quel periodo, e nel contesto delle scuole, mi interessava il rapporto dei ragazzi con i significanti e i significati, la dinamica di comprensione ed espressione dei fonemi. in hala vala la parte più importante e significativa era quella che non significava assolutamente niente. quest'anno, senza avvisarmi, hanno deciso di riprendere il pezzo. qualcun altro si è occupato di trascrivere l’orchestra, vedo che c’è anche il suo nome sul libretto di fianco al mio. io non ho fatto assolutamente niente, nessuno mi conosce, sono un semplice spettatore. così mi siedo, abbastanza in fondo da sentirmi libero, e quando il pezzo inizia vedo la mia musica vivere senza di me, trasformarsi attraverso quella folla di ragazzini che si scatenano e urlano, giocano, si guardano e guardano in platea, e si vede che per loro quello che stanno facendo è importante. e questa cosa mi rapisce, mi riempie il cuore. poi il pezzo finisce, ci sono grandi applausi per tutti, strumentisti, coristi e anche per il trascrittore che ha diretto orchestra e coro. e io posso alzarmi e andarmene subito, prima che qualcuno se ne accorga, con la dolce sensazione di avere ricevuto un dono prezioso, questa piccola cosa mia che vive senza di me, e dentro son contento, ma contento davvero.
lunedì, 16 maggio 2005 pare che nella notte tra mercoledi e giovedi prossimi, all'una e quaranta, ci sarà ultramarine su rai uno, a cultbook. il programma è bello, stas' gawronski un intellettuale preciso e attento. cosa potrei volere di più? niente, a parte che qualcuno potesse vederlo, cultbook. oltre gli insonni.
update: non è stanotte ma domani notte. a quanto pare alla rai hanno una curiosa concezione del tempo, giovedì all'una e quaranta significa nella notte tra giovedì e venerdì. giovedì, 12 maggio 2005 verso sera è uscito il sole, e sono venuti un sacco di amici. prima di tutti damiano, con le sue foto. poi petunias, eloisa, almost blue, mardin, pasta mista, scialli e ventagli, desperate youth, e ancora altri. insomma, tutti questi amici, il concerto e poi birra, e vino, nella notte di trastevere. per me è stato davvero bello. grazie a tutti. la foto qui sotto, che damiano mi ha regalato e che si riferisce a tra le dita, porti a tutti una calda primavera.
lunedì, 09 maggio 2005 ci siamo. oggi partenza e domani sera, finalmente, concerto. alle nove e mezza, libreria bibli, via dei fienaroli 28, trastevere. per tutti, ma soprattutto per i blogger, ingresso gratuito. ci saranno amici, esperti di carver, le foto di damiano, e poi, naturalmente, una variegata fetta di mondo blog. vi aspetto tutti, nella mia solita ultima fila.
lunedì, 02 maggio 2005 "ray diceva che un racconto è ben scritto se mentre lo si legge si può percepire qualcosa come una sua melodia, un suo suono specifico. credo che in ultramarine si possa cogliere proprio questo suono.”
(tess gallagher, intervista a radio tre, 9 aprile 2005) mercoledì, 27 aprile 2005 il prossimo concerto sarà speciale. lui ha deciso di fare un po' di scatti su ultramarine, e se tutto va bene esporremo le foto durante la serata. sono molto curioso. pare che ci saranno altri bloggers, oltre gli amici, e naturalmente siete tutti invitati. anzi, nei prossimi giorni segnaleremo chi ci sarà. inutile dire che i presenti, oltre a conoscersi fra loro, verranno fedelmente immortalati nelle più varie pose, sobri o meno. del resto, possono succedere molte cose in una serata di maggio a trastevere.
update: nel frattempo, il passaparola continua. mercoledì, 20 aprile 2005 passignano sul trasimeno, gennaio 1946. una mattina fredda, con l'umidità che penetra sotto i vestiti, nella pelle, gela le ossa. gli operai sono tutti lì senza cappotto, in tuta. chissà che freddo hanno, guardano il lago ghiacciato e respirano a sbuffi di vapore. sembrano una scolaresca in gita. la fabbrica l'hanno ricostruita loro mattone su mattone dopo una bomba alleata. era l'unico modo per ricominciare a lavorare e a vivere. la produzione è ripartita con i pezzi trovati sul mercato a minore costo, all'inizio abbiamo costruito fisarmoniche. da qualche parte si doveva cominciare. e adesso sono tutti qui, in quest'alba gelida, a guardare il loro gioiellino che scalda il motore. il primo apparecchio uscito dalla fabbrica dopo la guerra. tra pochi minuti si staccherà da terra per il collaudo, e in quel momento si deciderà il futuro di tutti: degli operai, chissà quanto se ne rendono conto, della mia famiglia, di questa azienda. e si deciderà anche il destino di un prete che fra due anni arriverà qui in lacrime a chiedere l'impossibile, una trasvolata oceanica per aiutare i suoi bambini. noi accetteremo, perchè non puoi voltare la faccia davanti al dolore di un bambino. lo faremo con questo piccolo aeroplano di legno. volerà sull'oceano atlantico a trenta metri d'altezza, i piloti rischieranno di morire a ogni soffio di vento, ma arriverà a buenos aires. certo, ne faremo di cose, se oggi va tutto bene. il rullaggio è finito, l'apparecchio comincia a muoversi nella luce irreale dell'alba. il pilota è un mio caro amico, non posso guardare. vola, ti prego, vola. ne faremo, di cose.
* la storia della trasvolata atlantica dell'angelo dei bimbi è raccontata nella mia opera parallelo zero, di cui prova di volo è una scena. l'azienda di cui si parla nel post, in seguito stritolata da affaristi, politici e delinquenti, era la ambrosini aeronautica. la voce narrante di questo post è quella di mio nonno, romolo ambrosini. venerdì, 15 aprile 2005 mercoledi sera scorso, invitato da un amico danzatore a una performance per il salone del mobile, arrivo in inevitabile ritardo in via tortona. è la classica zona milanese dalla doppia faccia industriale e trendy, perfetta per un appuntamento come questo. il quartiere è interamente pervaso da un sapore tipo fiera di milano, tutti esigono che tu veda tutto. alla fine trovo il posto, mi infilo attraverso una porta a vetri piena di gente e sono dentro la performance, appena cominciata. ci sono due che ballano sul soffitto, sembra che nuotino per aria, è un gioco di specchi. poi c'è la coppia sushistyle, una doll-carillon di quattro metri, il mio amico sugli anelli, e per finire una specie di marilyn manson che si spoglia e agonizza su un giaciglio di sale. quindici minuti pieni di simboli, molto oriental-oriented, tutto gesti importanti, sguardi fissi e musica ambient più o meno a vanvera. in pratica, aria fritta. alla fine chiedo al mio amico (bravissimo) cosa c'era da vedere, cioè quale azienda e quale prodotto. lui mi risponde hai presente quelle specie di zucchine, quelle cose appese sopra marilyn manson? quelle sono delle lampade e delle casse acustiche. ecco. quelle. accanto a me due giapponesi parlano, parlano e parlano, non smettono mai, ammazzandosi di tartine.
martedì, 12 aprile 2005 sabato, a radio tre, filippo del corno mi ha chiesto di spiegare perchè nella mia musica ho adottato un linguaggio musicale semplice, con pochi elementi costitutivi. questa mi sembra la risposta più sincera.
Nel piccolo giardino, dieci passi, puoi vedere la luce del sole cadere su due garofani rossi un ulivo e un gramo caprifoglio. Accetta quello che sei. La poesia non immergerla nei platani profondi nutrila di quella terra e di quella roccia che hai. Il più scava sul posto per trovarlo. (Giorgio Seferis, solstizio d'estate, 1966) venerdì, 08 aprile 2005 domani sabato 9 aprile alle 15.00 saremo qui. fm 99.4, rai radio tre, programma piazza verdi. come sempre in radio, minuti contatissimi e spazio per tre, forse quattro pezzi. l'esecuzione radiofonica è un momento molto delicato, soprattutto per chi suona. è difficile, quasi impossibile, fare passare per radio quello che si comunica in concerto. in fondo, è l'azzardo e il bello di questo tipo di musica. ma ci sarà spazio per altro, per le parole di tess e per raccontare la storia di ultramarine, dei singoli pezzi e del progetto nel suo insieme. e qui sotto, come sempre, chi abbia voglia di ascoltare e di dire quello che pensa è benvenuto.
mercoledì, 06 aprile 2005 oggi pomeriggio a radio tre intervista telefonica con lei. andrà in onda sabato. sono molto curioso. racconterà delle sue impressioni su ultramarine e del rapporto di carver con la musica. per come l'ho conosciuta io fin qui, da quello che mi ha scritto nelle mail e dalle sue poesie, tess è molto, molto speciale.
Even birds help each other. Come close. Closer. Help me kiss you. sabato, 02 aprile 2005 il buio di questo pezzo è una sensazione. è abitato da percezioni, da suoni senza origine, da fantasmi. è una paura cieca da cui non puoi scappare, o chiudere gli occhi, perchè gli occhi sono già chiusi. c'è un ritmo nella disperazione, e quando ti senti definitivamente perduto, quando hai finito l'ultimo centimetro d'aria, un momento di assoluta calma. come nell'occhio di un ciclone. forse ognuno ha un suo buio personale. il mio è così.
mercoledì, 23 marzo 2005 argento è un tema scritto in una sera sulla sesta corda della mia ovation. volevo rendere il colore che il mare aveva quella notte, e forse l'argento non c'entra veramente tanto, ma l'impressione che ne traevo in quel momento era quella. era un colore freddo, una presenza ingombrante. dopo un po' ho pensato che forse era meglio fare altro, così ho messo giù la chitarra e sono uscito. ma più tardi, a notte fonda, tornato a casa, quel tema ce l'avevo ancora dentro, non riuscivo a togliermelo di dosso. e il mare era sempre lì, fermo, irreale, preciso, troppo vicino a me.
domenica, 20 marzo 2005 la sala del concerto di ieri sera, per quanto esteticamente bella, era pessima dal punto di vista acustico. dispersiva, con il pianoforte non in ordine e troppo lontano dal pubblico, piena di rumori. ma nel giro di due pezzi per fortuna le cose sono cambiate, la gente ha cominciato a scaldarsi. dalla mia solita ultima fila avevo la percezione di come aumentasse il calore a poco a poco. e alla fine, per la gioia di zie e allievi pericolosamente presenti, sono arrivati anche lara e juri.
giovedì, 17 marzo 2005 sabato prossimo di nuovo ultramarine. questa volta siamo ospiti loro. teoricamente l'età media del pubblico sarà alta, ma pare che un po' dei miei allievi abbiano intenzione di venire al concerto. daranno colore allo scuro delle giacche e cravatte in platea. io e lorena abbiamo rivisto la scaletta, deciso alcuni cambi, scelto i bis. domani sopraluogo della sala, ultima prova e poi basta. è un concerto normale, con le solite aspettative, la preparazione, gli inviti, tutto come sempre. a parte il fatto che, dopo tanti anni, succederà qualcosa che non credevo sarebbe mai più potuta accadere nella mia vita, e che per me vale molto più del concerto in sè. tra il pubblico, con i suoi occhi azzurri e il suo sorriso di sempre, ci sarà mio padre.
sabato, 12 marzo 2005 la notte ha il suo respiro. scrivere di notte amplifica le sensazioni, il tempo senza luce assume la velocità delle tue note, del tuo pensiero. di notte scrivo con più facilità, non ho orari, non ho appuntamenti, cose da fare, non ho limiti. posso riempire lo spazio silenzioso come voglio. ma poi arriva un momento in cui questo spazio finisce. di colpo non c'è più silenzio, le cose riprendono una loro forma e sono fredde, tolgono il respiro. succede sempre così per me, ogni volta che arriva quell'ora. la pianista lo teme, questo pezzo. io non riesco a definirlo. forse nel profondo, qualcosa che dice fa paura anche a me.
martedì, 08 marzo 2005 immersione di una sera in una città di provincia. arrivo attorno alle sette, aria limpida e luci che scintillano nell'acqua della dora, un ponte romano, una svolta a destra, l'ingresso del nuovo auditorium. una spazio piacevole, nuovissimo, un'orchestra d'archi con nove primi e un concerto di lunedì sera, cosa che a milano sarebbe a rischio di sala vuota. invece no, in mezz'ora la sala si riempie completamente, c'è gente in piedi. so che dietro ogni biglietto staccato c'è un lavoro di anni, c'è un liceo musicale sopra l'auditorium con centinaia di allievi, e c'è l'olivetti che ha regalato grandi spazi alla cultura. gente educata all'ascolto, alla partecipazione, alla differenza. ci hanno riservato dei posti in prima fila, mi avvio anche se lo detesto, come detesto salire sul palco alla fine dei concerti. Ma è chiaro che hanno previsto uno svolgimento preciso della serata e tu sei ospite, e allora va bene così. una maschera porta le mimose alla mia accompagnatrice, compaiono orchestrali che si fermano, strette di mano, commenti sul passaggio bachiano e sui riferimenti a dvorak. arrivano ragazzine e mi chiedono l'autografo manco fossi bon jovi. sono studentesse della scuola, potrebbero essere mie allieve. chiedo a ciascuna che strumento suona, mi invento una frasetta, annego nella tenerezza. tutto quello che ho dentro, la storia difficile di questa mia vecchia musica, l'affetto che mi ci lega e le molte cose che contiene e in cui non mi riconosco più, le notti passate a scrivere e riscrivere il secondo tema a venticinque anni. tutto questo le ragazzine, la gente in sala, gli orchestrali, le maschere, loro non lo sanno. e stasera, davvero, non conta niente. affondo nella mia poltrona mentre scende il buio in sala, entra il direttore.
venerdì, 04 marzo 2005 per chi fosse in zona, lunedì prossimo 7 marzo sarò qui.
il pezzo che eseguono si chiama lilith, quando l'ho scritto studiavo ancora in conservatorio. lilith è il secondo nome di ginger, una mia allieva di allora. ginger si colorava i capelli e viveva da sola in una mansarda di porta romana troppo grande per lei. io le portavo i girasoli. un giorno ginger è sparita, così, di colpo, senza lasciare traccia nè spiegazioni. l'ho rivista anni dopo, per caso, in un ristorante africano. aveva ancora il piercing al naso, i capelli azzurri e un profumo dolce. lei non era cambiata, era la stessa di prima. ero io, ad essere cambiato. |